Disinganno: la Statua e il Significato (Cappella San Severo)

Cari amici ed amiche, iniziati e non.

Oggi parliamo del Disinganno, la statua e il significato della stessa.

Ovviamente stiamo parlando della statua dello scultore Francesco Queirolo, che si trova all’interno della Cappella di San Severo a Napoli.

Ci sarebbe da parlare moltissimo della Cappella di San Severo, ma lo farò sicuramente in un altro articolo.

Introdurrò questo articolo parlando a Te. È necessario.

Innazitutto… se sei arrivato fin qui cercando il significato della statua del Disinganno, probabilmente credi di voler capire un’opera d’arte. In realtà, anche se forse non lo sai ancora, stai per essere messo in discussione.

Perché il Disinganno, nella Cappella San Severo, non è una statua che spiega.

È una statua che osserva. E mentre la guardi, qualcosa inizia a guardare te.

C’è una ragione se questa scultura, silenziosa e immobile, continua da secoli a inquietare studiosi, storici dell’arte, filosofi e visitatori comuni. Non è solo la sua bellezza. Non è solo la tecnica impossibile. È il fatto che il Disinganno non consola.

Viviamo circondati da immagini che rassicurano, simboli che semplificano, narrazioni che promettono senso senza fatica. Il Disinganno fa l’opposto: ti mostra un uomo intrappolato, una rete sottile ma inesorabile, e un gesto che non è salvezza… bensì consapevolezza.

E qui nasce la prima domanda, quella che pochi hanno il coraggio di porsi davvero: se le catene (la rete in questo caso) non fossero esterne, ma mentali… le riconosceremmo?

Raimondo di Sangro, principe di San Severo, non commissionava statue per decorare. Commissionava idee scolpite nella pietra.

Messaggi destinati a durare più delle parole, perché il marmo non mente e non si contraddice.

Il Disinganno nasce in questo contesto: un luogo dove nulla è casuale, dove ogni figura è parte di un linguaggio simbolico preciso, stratificato, a tratti volutamente criptico.

Questa statua non parla di morale. Non parla di peccato. Non parla di redenzione nel senso comune.

Parla di vedere. E vedere, da sempre, è l’atto più pericoloso che un essere umano possa compiere.

Perché nel momento in cui l’illusione cade, non è il mondo a cambiare.

Siamo noi a non poter più tornare indietro!

Se sei disposto a seguire questo percorso, sappi una cosa: non ti verrà chiesto di credere, ma di osservare con attenzione.

Di rallentare.

Di accettare che alcune verità non si offrono a chi le cerca in fretta.

Ora che sei sulla soglia, possiamo entrare davvero.

statua disinganno cappella san severo

La Rete di Marmo “Impossibile”: il Miracolo Tecnico del Disinganno

Qualche informazione utile:

  • Opera: Il Disinganno
  • Scultore: Francesco Queirolo
  • Anno: 1753
  • Commissionata da: Raimondo di Sangro, Principe di San Severo.
  • Significato: a breve lo vedremo
  • Dove si trova: Napoli – Cappella di San Severo
  • Curiosità: scolpita in un UNICO blocco di marmo… capirete perchè è incredibile.

Tra tutte le meraviglie della Cappella San Severo, la rete del Disinganno è forse l’elemento più stupefacente, un vero prodigio della scultura.

Non è stata costruita aggiungendo pezzi o fili separati, né è il risultato di assemblaggi posticci: tutto… la figura umana intrappolata, l’angelo che la libera, e soprattutto la rete che avvolge il corpo… è scolpito da un unico, immenso blocco di marmo.

Questa scelta non è solo tecnica altissima, è un atto altamente simbolico: il marmo, materia dura e resistente, diventa la tela su cui l’artista sfida l’impossibile, dimostrando che la fragilità apparente può coesistere con la solidità più estrema.

La rete stessa è un enigma.

Ogni nodo, ogni intreccio, ogni singolo filo sembra sospeso nell’aria, leggero e impalpabile, eppure è parte integrante del marmo, scolpita con una precisione tale da mettere in crisi qualsiasi concetto tradizionale di scultura.

Nessun punto di sostegno “facile” permette all’opera di reggersi; ogni gesto dell’artista era un rischio, ogni colpo di scalpello poteva compromettere l’intero equilibrio della struttura.

È un miracolo tecnico, un’impresa al limite dell’azzardo, un gesto che sfida le leggi fisiche e la nostra comprensione della materia.

Gli esperti restano senza parole.

Storici dell’arte, restauratori e scultori contemporanei parlano di questo dettaglio come di un capolavoro impossibile, un prodigio che provoca stupore e incredulità.

L’effetto visivo della rete crea una sorta di dissonanza cognitiva: il cervello fatica ad accettare che una materia così solida possa assumere una leggerezza così fragile.

Chi osserva resta sospeso tra meraviglia e incredulità, consapevole di trovarsi di fronte a qualcosa che va oltre la tecnica, che diventa esperienza emotiva e intellettuale.

Ma la rete non è solo una sfida tecnica: è un messaggio, un simbolo.

Scolpire un uomo intrappolato in una rete fragile ma resistente diventa metafora dell’illusione e della conoscenza limitata.

L’angelo che interviene per liberarlo non è solo decorazione: è la guida dell’intelletto, il principio della ragione e della consapevolezza che, passo dopo passo, dissipa l’ignoranza.

La tecnica stessa diventa linguaggio: mostra che la liberazione dalle illusioni richiede precisione, pazienza e coraggio, proprio come il marmo scolpito a mano richiede assoluta padronanza della materia.

In questo senso, la rete è fragile come l’illusione, ma resistente come l’ignoranza.

Il Disinganno ci ricorda che ciò che imprigiona la mente non è visibile, ma reale; che la fatica per liberarsi non è solo fisica, ma intellettuale e spirituale; e che solo chi osserva con attenzione può intravedere la via della verità nascosta dietro il marmo.

La rete del Disinganno è quindi più di una meraviglia tecnica: è un invito alla riflessione, un enigma scolpito destinato a durare secoli, e un messaggio silenzioso che attraversa il tempo e lo spazio, parlando direttamente all’anima di chi sa vedere.

Il Significato della Statua del Disinganno

Davanti al Disinganno, la prima cosa che colpisce non è la bellezza, ma la tensione sottile che percorre ogni dettaglio.

L’uomo intrappolato nella rete non è solo un corpo scolpito: è l’immagine della condizione umana, intrappolata tra desiderio di conoscere e paura di vedere la verità. Ti sei mai chiesto quante volte ti sei imprigionato da solo nelle tue illusioni, senza nemmeno accorgertene?

La rete, così intricata e fragile allo stesso tempo, rappresenta l’illusione che imprigiona la mente.

Non è visibile agli occhi superficiali, ma chi osserva con attenzione può riconoscerla.

Ogni filo è un pensiero non esaminato, ogni nodo un pregiudizio che ci impedisce di accedere alla verità.

La statua ci invita a riflettere: cosa ti impedisce davvero di vedere ciò che è davanti a te?

L’angelo che libera l’uomo non è un elemento decorativo, ma una guida silenziosa.

È l’intelletto, la ragione e la consapevolezza che intervengono quando si ha il coraggio di affrontare le proprie paure e le proprie illusioni.

Il gesto dell’angelo non è repentino né semplice: è un atto lento, progressivo, che richiede decisione e determinazione. Non ti sembra che nella vita reale, la verità richieda lo stesso coraggio, la stessa pazienza, la stessa attenzione?

Il significato della statua va oltre il simbolismo evidente.

Non parla di salvezza istantanea, né di una liberazione immediata. Ci insegna che il disinganno è un percorso. Ogni uomo intrappolato nella rete è anche noi stessi, e ogni passo verso la libertà è un atto di consapevolezza.

Quanto di ciò che credi vero è frutto di illusioni non riconosciute? Quanto ti sei liberato delle catene invisibili che ti impediscono di guardare chiaramente?

Così, osservando il Disinganno, siamo chiamati a interrogare la nostra mente e il nostro cuore.

La statua ci ricorda che la vera liberazione non è esterna: è la conquista di uno sguardo lucido, la capacità di riconoscere ciò che è illusione e ciò che è realtà. Ogni filo della rete è un richiamo alla riflessione: sei pronto a guardare oltre la superficie e a confrontarti con la verità che spesso temi?

Il Significato Esoterico del Disinganno

Il Disinganno non è solo un capolavoro di tecnica scultorea: è un messaggio inciso nella pietra, un testo vivo che parla di verità, illuminazione e trasformazione interiore.

Il gruppo scultoreo rappresenta un uomo che si libera dal peccato, simboleggiato dalla rete in cui l’artista ha riversato tutta la sua straordinaria abilità.

Ogni filo è un ostacolo, ogni nodo un vincolo invisibile che imbriglia l’anima, e l’angelo alato che lo assiste porta sulla fronte una piccola fiamma, emblema dell’intelletto umano che guida verso la conoscenza e la consapevolezza. Chissà…. forse è un piccolo Lucifero?

L’angelo non si limita a liberare l’uomo: indica il globo terrestre ai piedi della figura, simbolo delle passioni mondane, e accanto vi è un libro aperto, la Bibbia, che rappresenta sia la verità sacra sia una delle tre “grandi luci” della Massoneria.

Questo collegamento con la tradizione iniziatica suggerisce che il percorso della liberazione non è immediato, ma richiede discernimento, pazienza e volontà: l’iniziando, bendato durante i rituali, doveva aprire gli occhi alla luce della Verità, così come l’uomo del Disinganno si apre alla consapevolezza interiore.

Il contrasto tra luce e tenebre, evocato dall’allegoria principale, dai bassorilievi con la frase “Qui non vident videant” e dai passi biblici incisi nel libro, rafforza il tema della trasformazione interiore.

La luce non è solo visibile: è metafora della conoscenza che dissipa l’ignoranza, mentre le tenebre rappresentano l’illusione e i vincoli della mente non illuminata.

Raimondo di Sangro, nel concepire questa scultura, ha voluto trasmettere un messaggio universale: la vera saggezza nasce dal superamento delle apparenze e dall’accesso alla Verità, frutto di fatica e riflessione.

Non a caso, lo storico Origlia sottolinea che il Disinganno è un’opera “tutta d’invenzione del Principe, e nel suo genere totalmente nuova”, senza confronti né tra gli antichi né tra i moderni.

La dedica di Raimondo, in cui la vita del padre è posta a esempio immortale della “fragilità umana, cui non è concesso avere grandi virtù senza vizi”, ribadisce ulteriormente la dimensione morale e iniziatica del monumento: un invito a riconoscere le proprie debolezze e a progredire nella conoscenza di sé.

Ogni dettaglio, dalla rete delicata al gesto dell’angelo, dal globo al libro, è parte di un linguaggio esoterico che solo chi osserva con attenzione e mente aperta può decifrare.

Il Disinganno ci insegna che la liberazione dalle catene invisibili non è un atto esteriore, ma un processo interiore: la consapevolezza, simboleggiata dalla luce della fiamma e dalla Bibbia, diventa guida in un percorso di disinganno consapevole, un cammino che attraversa la fragilità umana e conduce alla comprensione più profonda della realtà.

L’Iscrizione Misteriosa: Il Richiamo alla Liberazione

Tra i dettagli più profondi del Disinganno spicca l’iscrizione latina:

Vincula tua disrumpam Vincula tenebrarum et longae noctis quibus es compeditus ut non cum hoc mundo damneris

Più che un semplice verso, essa è una sintesi sapiente di passaggi biblici, combinati per creare un messaggio unitario di liberazione e trasformazione.

La traduzione più coerente può essere resa così: “Romperò le tue catene, le catene delle tenebre e della lunga notte in cui sei prigioniero, affinché tu non sia condannato insieme a questo mondo.”

Queste parole risuonano come un vero e proprio invito iniziatico. Senza dubbio.

La rete che imprigiona l’uomo nella statua diventa il simbolo dei vincoli invisibili che trattengono l’anima nella lunga notte dell’ignoranza e delle illusioni.

Ogni filo, ogni nodo rappresenta la prigionia interiore, le convinzioni errate e le paure che impediscono di vedere chiaramente la realtà. L’angelo alato, con la fiamma della ragione sulla fronte, interviene come guida, rompendo metaforicamente queste catene e conducendo l’uomo verso la luce.

L’iscrizione, infatti, non è casuale: richiama testi della Bibbia selezionati per il loro valore simbolico. “Vincula tua disrumpam” evoca il potere liberatore di Dio e della conoscenza, tratto da Nahum 1,13.

“Vincula tenebrarum et longae noctis quibus es compeditus” richiama le immagini del Libro della Sapienza 17,2, metafora delle catene dell’ignoranza e dell’illusione.

Infine, “ut non cum hoc mundo damneris” riprende un concetto di 1 Corinzi 11,32, sottolineando la salvezza interiore e la liberazione dalle passioni mondane.

In chiave esoterica e massonica, questa frase diventa un monito iniziatico: rompere le catene delle tenebre e della lunga notte non significa solo liberazione fisica o morale, ma un vero cammino di conoscenza e consapevolezza.

L’uomo che riesce a distaccarsi dai vincoli della rete, guidato dall’angelo e illuminato dalla fiamma dell’intelletto, può elevarsi oltre le illusioni del mondo e accedere alla Verità.

L’iscrizione diventa così chiave di lettura dell’intero gruppo scultoreo: un messaggio scolpito nella pietra che invita a riflettere, crescere e liberarsi dall’oscurità interiore.

Raimondo di Sangro e il Linguaggio dei Simboli

Raimondo di Sangro, principe di San Severo, era un uomo la cui mente trascendeva il tempo e la sua epoca.

Non si limitava a commissionare opere d’arte: concepiva la Cappella San Severo come un vero laboratorio di conoscenza e simbolismo.

Ogni scultura, ogni bassorilievo, ogni dettaglio architettonico era pensato come un messaggio nascosto, accessibile solo a chi possedesse la pazienza e l’acume per decifrarlo.

Il Disinganno, nella sua interezza, è uno di questi messaggi. Raimondo volle che l’opera fosse unica: come sottolinea Origlia, si tratta di un’opera “tutta d’invenzione del Principe, e nel suo genere totalmente nuova”, senza riscontri né tra gli antichi né tra i moderni.

Il contrasto tra luce e tenebre, evocato dall’allegoria principale, dai bassorilievi e dai passi biblici incisi, richiama le pratiche iniziatiche massoniche, nelle quali l’adepto entra bendato per poi aprire gli occhi alla nuova luce della verità.

La dedica scritta da Raimondo, in cui la vita del padre diventa esempio immortale della “fragilità umana, cui non è concesso avere grandi virtù senza vizi”, sottolinea la dimensione morale e iniziatica: ogni virtù si accompagna alla responsabilità della conoscenza e alla consapevolezza dei propri limiti.

Raimondo di Sangro trasformò l’arte in un veicolo di saggezza nascosta. La scelta di scolpire la rete in un unico blocco di marmo, l’attenzione al gesto dell’angelo e la combinazione dei simboli religiosi e massonici creano un percorso iniziatico, un invito a leggere oltre le apparenze e a comprendere la realtà più profonda.

La Cappella diventa così un libro aperto, scolpito nella pietra, in cui il Disinganno rappresenta il cammino verso la liberazione dall’ignoranza, dalle illusioni e dalle catene invisibili che imprigionano l’anima.

 

Disinganno: la Statua e il Significato – Una Sintesi Esoterica

Osservare il Disinganno: la Statua e il Significato significa immergersi in un mondo in cui arte, esoterismo e conoscenza si fondono in un messaggio unico e potente.

Questa straordinaria scultura, concepita da Raimondo di Sangro e realizzata con una perizia tecnica incredibile, racconta la liberazione dell’uomo dalle catene dell’ignoranza e dell’illusione.

La rete, scolpita in un unico blocco di marmo, l’angelo con la fiamma sulla fronte, il globo terrestre e la Bibbia aperta diventano simboli di un percorso interiore, iniziatico e profondamente morale.

Il Disinganno: la Statua e il Significato non si limita a sorprendere per la sua perfezione formale, ma invita chi osserva a riflettere sulle tenebre interiori e sulla luce della conoscenza.

Ogni dettaglio dell’opera richiama la saggezza nascosta, la dimensione iniziatica e la complessità del linguaggio simbolico che Raimondo di Sangro volle trasmettere ai posteri.

La frase scolpita, le posture delle figure e la dinamica tra uomo e angelo parlano di un cammino di consapevolezza, in cui la liberazione non è immediata, ma frutto di riflessione e discernimento.

In questo senso, il Disinganno: la Statua e il Significato diventa molto più di una scultura: è un manifesto della mente geniale del Principe di San Severo, un’opera che unisce tecnica, filosofia e spiritualità, espressione del suo impegno a elevare l’arte a strumento di conoscenza.

La statua racchiude l’idea che la vera liberazione è interiore e che la luce della ragione e dell’intelletto può dissipare le catene invisibili delle passioni e dell’ignoranza.

Concludendo, il Disinganno: la Statua e il Significato rappresenta il vertice della capacità creativa di Raimondo di Sangro: un’opera unica, senza paragoni, che intreccia simbolismo, virtù morali e segreti esoterici in un messaggio universale.

La statua invita a contemplare la condizione umana, a riconoscere le proprie fragilità e a intraprendere il cammino della conoscenza e della liberazione, celebrando al contempo la grandezza e la visione di un principe che trasformò l’arte in un linguaggio della sapienza e della luce interiore.

Il Disinganno: un Capolavoro che Sfida l’Impossibile

Ehi… fermati e contempla ciò che hai davanti!
il Disinganno non è semplice marmo, né mera scultura.

È un enigma scolpito nella pietra, un miracolo che sfida la logica e il tempo, un capolavoro concepito in un’epoca in cui la “fretta” e il pressapochismo non osavano profanare l’arte.

Giacomo Queirolo, uomo di ingegno e precisione sovrumani, ha plasmato l’impossibile: la rete che imprigiona l’uomo è scolpita in un unico blocco di marmo, senza margine d’errore.

Ogni filo, ogni nodo, ogni gesto della mano che ha dato vita a questa meraviglia è prova di una pazienza, una visione e una maestria che oggi sembrerebbero inverosimili. Qui la tecnica si trasforma in linguaggio, e il linguaggio diventa sapienza pura.

Ti chiedi forse come Queirolo, uomo di altri tempi, potesse realizzare ciò che oggi parrebbe impossibile? La risposta non risiede nella sola tecnica: risiede nella mente che concepisce, nella volontà che plasma, nella saggezza che guida.

Il Disinganno è un percorso iniziatico scolpito nella pietra, un messaggio eterno che attraversa i secoli: rompere le catene, liberarsi dall’ignoranza, accendere la luce interiore e abbracciare la verità.

Ogni filo della rete, ogni gesto dell’angelo, ogni simbolo è un ponte tra l’umano e il divino, tra la materia e lo spirito, tra ciò che è visibile e ciò che può essere compreso solo da chi osa guardare oltre.

Questo capolavoro non è solo arte: è una lezione senza tempo, un monito ai posteri, un invito a non accontentarsi delle apparenze. Queirolo e il Principe Raimondo di Sangro hanno trasformato il marmo in messaggio, la materia in simbolo, il gesto in insegnamento.

Ogni dettaglio del Disinganno: la rete, l’angelo, il globo, il libro aperto e persino l’iscrizione latina, è un richiamo a scrutare dentro di sé, a interrogarsi, a cercare ciò che è nascosto agli occhi ma visibile alla mente. Solo chi osa guardare oltre la rete e aprire gli occhi alla luce della conoscenza può comprendere il vero significato del Disinganno.

Osservatore, rimani stupito, dubbioso e affascinato. Lascia che la grandezza di Queirolo e la visione di Raimondo di Sangro accendano in te una scintilla di meraviglia, saggezza e sete di Verità.

Il Disinganno: la Statua e il Significato non è ciò che vedi, ma ciò che impari a vedere, ciò che sei pronto a comprendere.

Ogni filo della rete, ogni gesto dell’angelo, ogni simbolo scolpito è un invito a liberarsi dalle catene dell’illusione e ad accedere alla Luce della conoscenza.

Ora….chiediti: sono pronto a varcare il confine tra realtà e simbolo, a comprendere ciò che pochi hanno osato vedere, e a lasciare che la saggezza del Disinganno trasformi il mio sguardo sul mondo?

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Risponderò a chiunque voglia lasciare qualcosa di costruttivo ed utile, al fine di completare ed arricchire le mie ricerche.

Tau Magister I°
Esoterista – Iniziato – Ricercatore delle antiche Sapienze.
S.’.P.’.T.’.
F.’.L.’.S.’.T.’.

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