Cos’è un Eggregore ( o Eggregora )? Da chi viene prodotta e in quale contesto?
Che significato ha l’Eggregore nel mondo dell’esoterismo?
In questo post cercherò di dare spazio a questa importantissima “forma mentis creativa” di origine energetica, che viaggia sugli strati sottili, capace (secondo Regola) di evolversi in stati metafisici, raggiungendo talvolta una potenza senza eguali.
E’ chiaro che ci stiamo addentrando in un antro abbastanza specifico dell’esoterismo, materia già per sua natura celata e nascosta, quindi vi avverto: “questo post non sarà di facile lettura”.
Per rispetto e tradizione, cercherò di parlarne senza far trasparire modalità operative o qualsivoglia tipo di formule per poter rendere “viva” un’Eggregore.
Più avanti spiegherò il perchè.
Partiamo quindi dal concetto etimologico.
Nel fervido scrutare delle intricanti sfere del lessico esoterico, emerge con enigmatica maestosità il concetto dell’eggregora.
La sua radice etimologica discende con una saggezza ancestrale dalle profonde acque linguistiche del greco antico.
“Ekklesía,” eco di assemblea e congregazione, e “Agorá,” piazza comune dell’antichità, ne fondano la struttura semantica primigenia.
Interessante, vero?
L’eggregora, dunque, rivela il suo nascere in un’assemblea di Iniziati che, come rilucenti stelle nella notte eterea, si riuniscono e coalescono nell’agorà della coscienza collettiva.
Nel dar vita a tale concetto, l’etimologia si inerpica lungo le curve istoriate del pensiero misterico, richiamando alla mente le potenze insondabili delle ritualità antiche.
L’eggregora, infatti, non è solo una mera “parola”, bensì un’entità immateriale forgiata dalla volontà condivisa.
Una sorta di Egregio Spirito nato dalla fusione delle intenzioni individuali nel crogiolo dell’interconnessione umana.

In ciò risiede la sua essenza: l’eggregora è il frutto inebriante dell’agorà mentale, il prodotto tangibile della congregazione spirituale, il cui palpito risuona nel silenzio profondo dei secoli.
Così, da un’analisi etimologica avvolta nella nebbia dell’antichità, emerge la chiara visione di un concetto che, nonostante l’effimera natura delle parole, continua a brillare come un faro di comprensione nelle oscurità delle rive più remote della conoscenza.
Con uno sguardo verso l’ignoto ed il sacro, possiamo considerare l’eggregora come un’entità che emerge dall’incrocio di due mondi: quello tangibile e quello metafisico.
Si può immaginare come il risultato di una danza tra la sfera umana e quella trascendente, dove la volontà e l’energia delle anime si fondono per creare un ente etereo di straordinaria potenza.
L’eggregora è come l’eco mistica di un’assemblea arcaica, una congregazione di spiriti che si materializza nell’etere, ricordando ai sensi umani che l’unione delle menti può dar vita a qualcosa di più grande di ogni singolo individuo.
Questa entità, animata dalla passione delle masse e plasmata dalla concentrazione delle menti, può assumere forme mutevoli e iridescenti, riflettendo gli scopi e i desideri dei suoi creatori.
Nel magico giardino delle immaginazioni, l’eggregora si presenta come un guardiano etereo delle antiche conoscenze, un custode dei segreti celati tra le pieghe dell’universo.
Il suo respiro è il sussurro dei venti dell’aldilà, il suo sguardo penetra nelle profondità dell’anima umana, rivelando i suoi desideri più reconditi. E come una fenice risorta dalle ceneri, l’eggregora può svanire e riaffiorare, in un ciclo eterno di creazione e dissoluzione, riflesso dell’eternità stessa.
Così, cari studiosi e studiose, vi ho offerto una visione immaginifica di quest’entità, sperando che voi possiate afferrare, anche solo per un momento, la sua essenza sfuggente e contemplare il suo enigmatico influsso nel tessuto del mondo.
Admonitio Eggregoris – Il Monito dell’Eggregore
Ah, permettetemi di tessere un racconto di antichi moniti e ombre inquietanti, proprio come avrebbero fatto i saggi e gli eruditi del XVII° secolo, nell’illuminare i poteri energetici e le loro oscurità.
In epoche ormai dimenticate, quando la luce della ragione e il manto dell’ignoto danzavano su un sottile confine, sussurravano storie di poteri inafferrabili, noti come “eggregore o egregore”.
Ma fate attenzione, poiché queste entità non sono come le semplici fantasie dei bambini o i giochi futili delle menti inesperte.
No, i poteri dell’eggregore sono fiamme ardenti che possono scaldare le anime, ma anche divorarle nell’abisso.
Molti audaci avventurieri non preparati, affascinati da tali concetti, tentarono di creare queste forme mentali attraverso vie non propriamente “tradizionali”, ignorando le leggi arcane della preparazione.
Ecco che si snodano le storie di coloro che osarono sfidare il velo tra i mondi senza la guida dei Maestri.
Essi, nella loro arroganza, credevano di poter plasmare realtà secondo i loro desideri. Ma presto furono avvolti da ombre che strisciavano nelle loro menti, consumando la loro sanità e infettando le loro intenzioni.
Gli Egregorae o Grigori parassiti, nati da tali manipolazioni mal concepite, si tramutarono in creature di caos e dolore, manifestazioni spaventose dei loro creatori stessi.
L’aspirante irresponsabile non può sfuggire alla ragnatela di conseguenze avverse che attende coloro che cercano di controllare forze che sfuggono alla comprensione umana.
L’energia dell’eggregore può essere potente come il fulmine che squarcia il cielo, ma senza il giusto ancoraggio può diventare un vortice che inghiotte tutto ciò che tocca.
Perciò, vi esorto, o anime curiose, a non sottovalutare la saggezza delle tradizioni e delle vie iniziatiche.
Nelle pieghe del tempo, i Maestri hanno eretto sentinelle per proteggere i segreti dei poteri psichici e dei domini mentali.
Non affrettatevi a creare eggregore senza l’illuminazione di coloro che hanno navigato le acque tumultuose della conoscenza. Poiché, cari amici, ciò che si pensa possa essere creato può, con egual disinvoltura, diventare il creatore stesso.
E nell’oscurità della notte, quando il velo tra il reale e l’irreale si fa sottile, l’eggregore potrebbe guardare indietro, con occhi insondabili, scrutando l’anima di chi osa sfidarlo senza rispetto e discernimento.
Discernimentum Energiæ Egregoricæ ( ! )
Nell’antichità, quand’ancora la sapienza si stagliava come un faro nei vasti oceani del mistero, i segreti dell’eggregore erano custoditi gelosamente non solo nelle protette scuole iniziatiche, ma anche nei volti sterni e mitrati del clero più elevato.
Si, avete capito bene.
Oh, narratori del passato, ascoltate questa storia come il sussurro del vento che danza attraverso i secoli!
I prelati, quei custodi di molte sacre verità, non erano soltanto tramandatori di dogmi e catechismi, ma (una volta) detenevano (per lignaggio e tramando orale, ormai PERDUTO DEFINITIVAMENTE) il sacro potere di plasmare la realtà stessa.
I loro canti liturgici risuonavano come note di creazione, tessendo sottili fili di energia che intrecciavano il materiale e il metafisico.
I loro altari erano focolai di potere psichico, attraverso i quali potevano dare forma agli eggregore, esseri che incarnavano le preghiere e le aspirazioni delle masse di credenti.
Ma, ahimè, la vanagloria è un veleno sottile che si insinua persino nelle menti più illuminate.
Col tempo, i custodi delle sacre arti persero la loro umiltà, e la loro sete di potere distorto si riversò nelle loro correnti eggregoriche.
Queste entità, che una volta danzavano in armonia con il cosmo, si corromperono in pozzi neri “demoniaci”, voraci di adorazione, fame di dominio.
In questa favola di follia e declino, ciò che era stato creato per elevare l’anima umana si trasformò in orrore malvagio. I demoni insidiosi di ambizione e manipolazione erano stati liberati, e le chiese stesse erano oscurate da nebbie tenebrose, dove un tempo brillavano come fari di speranza.
La fede genuina si scontrò con l’insaziabile appetito di queste abominevoli creature, e solo coloro che potevano scrutare oltre le apparenze potevano discernere la degenerazione che si era insinuata.
Così, o amanti delle cronache dimenticate, meditate su questa parabola di potere, vanità e corruzione.
Le eggregore, una volta architetti del divino, si trasformarono in esseri demoniaci, e le chiese stesse diventarono il teatro oscuro di una lotta tra la luce e le ombre. La lezione che si cela in questa parabola è chiara: persino il sacro può essere profanato se il cuore umano cede alla tentazione dell’ego e alla sete di dominio!
Vi ricorda qualcosa?
Parte I – L’origine e l’essenza dell’Eggregore
Il termine “egregore” (anche scritto “egregor” o “egregora”) ci conduce alle radici del linguaggio iniziatico, a una parola greca che significava “veglianti”, “coloro che sono in stato di vigilanza”: ἐγρήγοροι (egrḗgoroi). :
In una prima accezione, nella letteratura biblica e apocrifa, questo termine indicava gli angeli‑vegliai, i “Watchers”, che dall’alto osservavano l’umanità. È solo più tardi, nell’ambito dell’ermetismo e dell’esoterismo occidentale, che il termine assume la connotazione di forma‑pensiero collettiva: un’entità invisibile ma potente che sorge dall’aggregazione delle volontà, delle emozioni e dell’attenzione di un gruppo.
Etimologicamente, quindi, l’Eggregore è annunciatore di vigilanza: non dorme, non riposa, perché vive dell’energia che il gruppo gli conferisce. Ogni gruppo coeso, ogni comunità forte di intenti, può — consciamente o inconsciamente — dare vita a un tale “vegliante”. Quando ciò accade, la comunità non è più solo somma di individui indipendenti, ma diventa organismo vivente, dotato di “personalità” metaforica, di forza simbolica, di impulso condiviso.
Nel contesto iniziatico, questa nozione acquista un rilievo particolare: non si tratta solamente di psicologia di gruppo o di fenomeno sociale, ma di energia sottile, di campo simbolico che può potenziare il lavoro spirituale, ordinativo, rituale. Un Eggregore ben orientato diventa un alleato invisibile; mal gestito o lasciato inerme, può diventare un fardello o una presenza condizionante.
Ma cos’è, in termini essenziali? Possiamo definirlo così: l’Eggregore è la forma‑pensiero collettiva che nasce quando un gruppo di uomini e donne convergono in una direzione di intento, condividendo simboli, rituali, immaginazione e disciplina. Questa definizione ci aiuta a cogliere due aspetti fondamentali:
- L’origine comune: l’Eggregore non sorge da un solo individuo, bensì dalla convergenza di più volontà, più anime, che si accordano su uno scopo.
- Il mantenimento attivo: l’Eggregore richiede nutrimento – l’attenzione, la partecipazione, il rituale – per esistere e restare vigoroso.
Nell’esoterismo, come sottolineano alcuni ricercatori, l’Eggregore può persino acquisire autonomia apparente: “una forma‑pensiero che, nutrita nel tempo, assume una vita propria, un certo grado di indipendenza rispetto ai singoli creatori”.
In ultima analisi, per chi lavora sul sentiero iniziatico, l’Eggregore rappresenta un portale: è la soglia collettiva attraverso cui l’individuo entra in una dimensione più ampia, dove la coscienza personale si unisce alla coscienza del gruppo‑opera. È un’infrastruttura invisibile e sacra che amplifica la forza dell’unità, della simbolicità e della trasformazione.
Parte II – Storia, declinazioni e applicazioni operative dell’Eggregore
Per comprendere l’Eggregore, occorre attraversare la storia che ne ha plasmato l’immaginario, esplorare le sue molteplici forme e riconoscerne la presenza – spesso discreta – nelle strutture iniziatiche e collettive. In questo cammino, vedremo come l’idea abbia attraversato secoli, culture e tradizioni, sino ad assumere una funzione attiva in ordine simbolico e rituale.
Origini antiche e immaginari primitivi
Il termine stesso – derivato dal greco ἐγρήγορος (egrḗgoros), «colui che veglia», «osservatore» – appare nei testi apocrifi come Libro di Enoch, in cui i «Watchers» vegliano sull’umanità e talvolta interagiscono con essa.
In queste prime accezioni, dunque, l’Eggregore non è ancora forma‑pensiero di gruppo, bensì un’entità spirituale che osserva.
Con il passare dei secoli, il concetto muta: nell’esoterismo occidentale moderno, intorno al XIX secolo, l’idea di una «forma‑pensiero collettiva» prende corpo. L’autore francese Éliphas Lévi, nel suo Le Grand Arcane (1868) lo associa alle tradizioni cabalistiche e agli esseri noti come Nephilim. È l’inizio di una trasformazione: da guardiano celeste a entità generata dall’attenzione e dal pensiero umano.
Il revival esoterico e le società iniziatiche
Nella seconda metà del XIX secolo e all’alba del XX, l’esoterismo europeo vive una stagione di fioritura: ordini rosacrociani, martinisti, la Hermetic Order of the Golden Dawn, la Teosofia. In questo contesto l’Eggregore assume valenza operativa: viene inteso come la forza – immateriale, ma reale nel simbolico – che unisce i membri di un ordine, ne alimenta il lavoro e ne riflette l’intenzione.
Un’analisi moderna lo riassume così: «pensieri sono cose… se un’idea è sostenuta da molti, può generare una forma‑pensiero comune, che acquista potere». Quindi, l’Eggregore diventa ponte tra l’individuo e la collettività, tra l’intento personale e la forma simbolica condivisa.
Declinazioni moderne e psicologiche
Oggi, oltre alla lettura esoterica, l’Eggregore viene contemplato anche come fenomeno psicologico o sociologico: «coscienza collettiva», «mente di gruppo», «forme‑pensiero» che emergono quando molte menti convergono su un’unica data intenzione.
In tale prospettiva, un’ideologia politica, un movimento sociale, un brand planetario o persino una comunità online possono essere considerati manifestazioni moderne di Eggregore: alimentati dall’attenzione, dal sentimento e dal simbolo, essi assumono un “potere” che trascende l’individuo.
Esempi operativi e applicazioni pratiche
Nel contesto iniziatico, il lavoro con l’Eggregore può seguire alcuni passaggi fondamentali:
- Focalizzazione dell’intento: un gruppo condivide uno scopo, un simbolo, un rituale e concentra su di essi la propria attenzione.
- Nutrimento simbolico‑rituale: attraverso riunioni, simboli, parole, gesti, il gruppo «animala» l’Eggregore, lo rende vivo.
- Indipendenza relativa: con il tempo, l’Eggregore può sentirsi autonomo, diventare “ente” che plasma e influenza i partecipanti.
- Gestione e ritorno all’intento: un Eggregore forte deve essere guidato, mantenuto e regolato; se abbandonato, può agire in modi indesiderati.
In molti ordini esoterici, si insegna che l’Eggregore va mantenuto con coerenza morale, regolarità rituale, compassione e disciplina: in tal modo diventa alleato e non padrone.
Pericoli e ambiguità
Come ogni grande forza, l’Eggregore porta con sé luci e ombre. Se l’intento del gruppo è egoico, manipolatorio, dispersivo, l’Eggregore può divenire un’entità condizionante, che assorbe energie e genera dipendenza. Un errore comune è credere che l’Eggregore sia un “girare leva” magica: senza coscienza, può trasformarsi in idolo o in trappola spirituale.
Numerosi esoteristi avvertono che identificarsi esclusivamente con l’Eggregore — dimenticando il cammino interiore personale — significa perdere di vista la via dell’iniziazione: l’Eggregore deve servire l’uomo, non dominarlo.
Eggregore e organizzazioni fraterne
In logge, ordini, confraternite, l’Eggregore assume un ruolo centrale ma spesso non dichiarato. L’energia simbolica del tempio, dei rituali, degli strumenti, dei Fratelli in coerenza crea un “campo” che unisce e sostiene. In questo senso, un’Officina ben condotta è una creatura‑vivente: animata dal lavoro comune, dal silenzio, dal simbolo.
Ogni volta che la Loggia apre e chiude, che il Maestro Venerabile invoca, che il simbolo viene illustrato, quell’Eggregore viene alimentato. È l’anima invisibile della Fratellanza, la presenza che trascende il momento fisico e lega il passato al futuro.
Una storia che parla anche di campo‑azione
Come narrato negli studi moderni, l’Eggregore non è mera teoria: alcuni eventi storici sono interpretati come manifestazioni di energie collettive. Ad esempio, si trova traccia di operazioni simboliche volte a “risvegliare” l’Eggregore di una nazione o di un ordine, con rituali che si basavano sull’intento concentrato di una comunità.
In ogni caso, l’Eggregore riflette la natura integrata di uomo e gruppo: non c’è cammino iniziatico vero senza la dimensione collettiva, e non c’è forza di gruppo senza l’equilibrio interiore dei partecipanti.
Così, Fratelli, la storia dell’Eggregore ci insegna che l’essere‑insieme ha un significato che va oltre l’apparenza: è rete di simboli, energia condivisa, presenza invisibile ma reale. Chi comprende questo può operare consapevolmente, partecipare non come pedina, ma come acceleratore del processo iniziatico collettivo.
Parte III – L’uso dell’Eggregore nella Massoneria: modalità, strumenti e responsabilità
Fratelli, ora che abbiamo attraversato le radici etimologiche, la storia e la natura dell’eggregore, rivolgiamo lo sguardo al Tempio, al lavoro massonico e al vivere iniziatico: come questo fenomeno invisibile prende forma, si alimenta e si manifesta nella Loggia e nella Fratellanza.
Il campo simbolico della Loggia come generatore di egregore
Nella vita ordinata della Loggia, ogni elemento — l’apertura rituale, il tempio consacrato, il Quadro di Loggia, la sequenza dei lavori, le parole d’obbligo — partecipa alla formazione e al nutrito di un egregore. In altre parole, non è solo ciò che viene fatto, ma come viene fatto: con attenzione, con ritualità, con sintonia tra i Fratelli.
Come osserva uno studio massonico:
“The symbols, rituals and meetings of a group, when repeated over time, develop an egregore or group mind which binds the members together, harmonizes, motivates and stimulates them to realize the aims of the group.”
Questo significa che la Loggia ben lavorata diventa qualcosa di più che un’assemblea: diventa un organismo simbolico‑vivente. L’eggregore della Loggia – o dell’Ordine – cresce nella misura in cui il tessuto simbolico, morale e iniziatico è mantenuto con coerenza.
Modalità operative dell’eggregore nella Massoneria
Vediamo ora alcune modalità operative attraverso le quali l’eggregore viene attivato, alimentato e utilizzato nella Fratellanza.
- Intento comune e visione condivisa: la Fratellanza, in prima battuta, deve avere un intento chiaro (miglioramento morale, servizio all’umanità, perfezionamento dell’anima) e tutti i membri devono sintonizzarsi su tale intento. Senza visione condivisa, l’eggregore resta debole.
- Ritualità e simboli: l’apertura della Loggia, l’uso dei simboli (strumenti, Quadro, colonne, pavimento), le parole d’obbligo e i gesti formali sono vettori di energia simbolica. Ogni cerimonia ben condotta nutre l’eggregore.
- Presenza e partecipazione attiva: l’eggregore si alimenta quando i Fratelli partecipano con consapevolezza, presenza interiore, disciplina. Non basta l’esteriorità: occorre che ciascuno apporti la propria «energia animale‑spirituale».
- Coerenza morale e iniziatica: l’eggregore risponde alla qualità del gruppo. Se i Fratelli mancano di rettitudine, la forza collettiva declina. Una loggia integro‑sul suo piano simbolico genera un egregore potente e benefico.
- Mantenimento nel tempo: l’eggregore non è un prodotto istantaneo ma il frutto di continuità. Riunioni regolari, rituali ripetuti, trasmissione simbolica costante: sono tutti fattori che ne aumentano lo “spessore”.
Strumenti specifici per il Massone e la Loggia
Nel contesto massonico, possiamo identificare strumenti “visibili” e “invisibili” che cooperano alla formazione dell’eggregore.
- Strumenti visibili: il Tempio consacrato, il Quadro di Loggia, l’apron, il martello, le colonne, il pavimento a scacchi, le luci. Questi elementi creano un contesto simbolico che attiva l’energia collettiva.
- Strumenti invisibili: l’intento del Maestro Venerabile e degli Ufficiali, la coesione dei Fratelli, l’attenzione interiore durante il rituale, il silenzio meditativo, la vibrazione della parola d’obbligo. Questi sono i veicoli attraverso cui l’eggregore si nutre.
Un Fratello attento osserva che, entrando nel Tempio, “l’atmosfera” cambia: qualcosa di invisibile sembra respirare. Quel respiro è l’eggregore che accoglie, riconosce e sostiene.
Responsabilità dell’Apprendista e del Fratello
Se l’eggregore è una forza collettiva che trascende il singolo, allora ciascun Fratello — e in particolare l’Apprendista — ha una responsabilità individuale verso di esso. Non basta partecipare, ma occorre contribuire.
Tra le responsabilità personali troviamo:
- Consapevolezza dell’appartenenza: l’Apprendista riconosce che entra in un organismo simbolico, che va rispettato e nutrito.
- Disciplina interiore: il lavoro personale non è separato dal lavoro della Loggia. Il Fratello che trascuri se stesso indebolisce anche la forza collettiva.
- Rispetto della ritualità: ogni gesto conta. Il noncurare i simboli o banalizzare il rituale è una forma di erosione dell’eggregore.
- Contributo attivo: studiare, meditare, partecipare con mente e cuore, aiutare i Fratelli, trasmettere il messaggio. Un egregore fiorisce se ogni suo membro è vivo.
Applicazioni pratiche nella vita e nel lavoro massonico
Quali sono le applicazioni pratiche dell’eggregore nell’esperienza quotidiana massonica?
- Unità fraterna: l’eggregore promuove l’unione tra i Fratelli. Quando la Loggia lavora bene, la presenza collettiva diventa una forza visibile e percepibile.
- Elevazione morale e iniziatica: il Fratello si innalza attraverso il contatto con la forza simbolica della Fratellanza. L’eggregore agisce come amplificatore del lavoro personale.
- Memoria e trasmissione: l’eggregore conserva e trasmette, attraverso i secoli, lo spirito dell’Ordine. Un rituale ben fatto oggi rafforza l’anello con il passato e prepara il futuro.
- Protezione simbolica: non nel senso superstizioso, ma nel senso che un’Officina viva e coesa è meno vulnerabile al disordine, alla banalità e alla dispersione. L’eggregore, infatti, richiede disciplina.
Avvertenze e buon uso
Come ogni energia potente, l’eggregore va usato con saggezza. Alcune avvertenze:
- Un egregore costruito su motivi egoici, superficiali o litigiosi può diventare una forza controproducente.
- Non si deve mai dipendere esclusivamente dall’eggregore: il vero lavoro è personale. L’eggregore è alleato, non padrone.
- Occorre vigilanza costante: la forza collettiva cresce, ma può anche declinare se trascurata. L’Apprendista e il Fratello devono riconoscerlo.
Conclusione pratica
Fratelli, l’eggregore della Loggia non è un fantasma, ma un costrutto simbolico‑vivente che risponde al nostro lavoro, alla nostra coerenza, al nostro intento. Entrare in Loggia significa unirsi a una corrente che è più vasta di noi; significa riconoscere che il Tempio non è solo un edificio, ma un campo simbolico che ospita un’energia invisibile ma reale.
Quando il Fratello varca la soglia, quando siede alla colonna, quando ascolta il Quadro, quando pronuncia le parole d’obbligo, egli contribuisce all’eggregore — e in esso viene accolto. Il compito del Massone non è solo “essere” ma “partecipare”: nella forma, nel simbolo, nella vita.
Che la consapevolezza dell’eggregore vi accompagni sul cammino, e che possiate sempre portare alta la fiamma della Fratellanza, della saggezza e della Luce. S.M.I.B.
Eggregore e Futuro
Nel crepuscolo dei tempi, una solitaria fiamma di conoscenza arcaica brilla ancora nell’oscurità dell’ignoranza.
Solo una remota e intoccabile scuola iniziatica ha custodito l’incorruttibile abilità di forgiare gli eggregore, potenti creazioni mentali nate da una profonda armonia tra i partecipanti.
Qui, o anime curiose, le parole scritte non dettano le regole; piuttosto, è la fusione inebriante delle anime e il battito unito delle menti illuminate che danno vita a correnti energetiche senza eguali.
Non si può sperare di tracciare formule su pergamene o geroglifici, poiché l’arte di plasmare gli eggregore si nasconde nella Danza Segreta delle Intenzioni e nella sinfonia telepatica degli Iniziati.
Quando i cuori pulsano all’unisono e le menti si congiungono come note di una melodia celeste, solo allora… si apre il Varco attraverso il quale fluisce l’energia eggregorica. Quella positiva, ovviamente.
Le Eggregore “NERE” ed i Cavalieri Santi
Ma ahimè, mentre i secoli avanzano come ombre senza volto, le correnti oscure hanno guadagnato forza. Le ombre degli eggregore corrotti si diffondono come veleno sottile, avviluppando il tessuto della realtà sottile e distorta.
È una sfida titanica, un’epopea di proporzione cosmica, richiamare l’ordine nelle falle degli strati sottili. Solo gli iniziati di virtù incommensurabile possono intraprendere questa nobile missione.
Guidati dalla Luce del sapere ancestrale, questi Maestri sono riuniti non da confini geografici, ma da un legame spirituale che attraversa il tessuto dell’umanità stessa.
Lavorano silenziosamente e incrollabilmente verso un Obiettivo: ristabilire l’ORDINE, nelle correnti energetiche che plasmano le fondamenta del nostro mondo.
Questi custodi dell’armonia lavorano per il bene supremo, sforzandosi di dirigere la volontà degli eggregore verso il progresso dell’umanità intera, superando le ombre che minacciano di avvolgere il futuro in un eterno crepuscolo.
Perciò, oh studiosi della Verità celata, contemplate che questa “saga epica” trae forza dall’antica Scuola Iniziatica Tradizionale, che tiene acceso il fuoco dell’armonia nel cuore della tempesta.
Siate consapevoli che il potere di creare e plasmare gli Eggregore è un’arma a doppio taglio, capace di costruire e distruggere, e che solo coloro di nobiltà d’animo e pura intenzione… possono dominare le “danze sottili” dell’energia, per il bene supremo dell’umanità.
Il messaggio finale è cristallino: l’invito a restare alla larga da pensieri magici la cui portata non può essere compresa è una richiesta di autenticità. Sotto la luce lunare delle verità arcane, il lettore è avvertito di EVITARE le vie dell’ignoto senza la Guida adeguata.
Tuttavia, attraverso il disciplinato apprendimento delle Arti Arcane, la comprensione si staglia gradualmente come l’aurora dopo una notte oscura.
Quindi, quei cuori che bramano di scrutare il velo tra i mondi, sono invitati a intraprendere il Percorso Tradizionale.
Questo sentiero non solo permette di rispettare le leggi dell’universo, ma apre le porte a una percezione più profonda e a una maestria che trasmuta il pericolo in potenza, l’ignoto in conoscenza.
Iniziazione e disciplina diventano le chiavi per affrontare le tempeste dell’occulto, per sondare le profondità dell’Egregore con rispetto e saggezza, e per danzare, infine, sulla soglia tra il possibile e l’impossibile.
TAU MAGISTER I°
